Sono quasi le due di notte e sono appena ritornata dal cinema. Domani mi attendono tre ore di storyboarding e altre tre ore incollata al computer a sincronizzare audio e video di almeno 150 clip. Tuttavia ci tengo molto a scrivere le mie impressioni finchè sono ancora così vivide nella mia testa.
“Lo Hobbit”, il film dell’anno, il film più atteso dagli amanti del genere dopo l’uscita dell’ultimo capitolo cinematografico de ” Il Signore degli Anelli”. Ultimamente il metodo “vai al cinema senza troppe pretese” (VCSTP per abbreviare) aveva funzionato parecchio, per ben due volte consecutive mi sono trovata più che soddisfatta della mia spesa. Oggi mi  è rimasto però un po’ di amaro in bocca. Sarà perchè, nonostante fin dai primi trailer avessi adottato il già citato metodo VCSTP, qualcuno intorno mi aveva già contagiata con il suo entusiasmo da fan sfegatato, sarà per altri motivi ignoti alla mia poco arguta mente, questa volta mi aspettavo un vero capolavoro. Falsa partenza. Ogni volta ricasco nello stesso identico sbaglio, altrimenti non avrei esibito tutta fiera sopra il cappottone imbottito l’Anello del potere comprato sette anni fa e mai indossato e nemmeno mi sarei sforzata di cercare in lungo e in largo orecchie da Hobbit. Dopo questa breve premessa e dopo aver specificato che io non ho mai letto ne aperto un libro scritto da Tolkien ( e penso mai lo farò) possiamo rapidamente passare al mio commento (che come si può immaginare ben poco avrà a che fare con l’adattamento cinematografico della storia).
Sarò indolore: “Lo Hobbit” è senza alcun dubbio il film con i più bei effetti visivi ed effetti speciali mai creato, una vera bellezza per gli occhi. Qui iniziano i problemi. Come alcuni miei professori mi hanno fatto notare quando ci si sofferma troppo su un elemento lo si fa a discapito della totalità del film. Con la mia affermazione sto apprezzando un unico aspetto a discapito di altri, forse più difettosi o semplicemente non all’altezza di quella stessa perfezione visiva di cui parlavo prima. Se da una parte vi è stata una evidentissima attenzione ai più piccoli dettagli, alla ricostruzione complessiva degli ambienti e alla caratterizzazione estetica (e sottolineo ESTETICA) dei personaggi (insomma non è da tutti rendere fighi e cazzuti dei nanerottoli barbuti), dall’altra si sente la carenza di una struttura narrativa (riassumibile in: tanto casino, pochi eventi) degna di sorreggere tale magnificenza. Il film, sempre secondo il mio umilissimo parere, può essere apprezzato a pieno solo da chi ha letto  già in precedenza il libro, che rimarrà sicuramente rapito da questa trasposizione cinematografica abbastanza fedele e più che dignitosa e tutto sommato appagato. Per quanto riguarda gli spettatori ignoranti come me probabilmente usciranno dalla sala con gli arti addormentati, la pancia piena di pop-corn e un leggero senso di spaesamento (dovuto agli occhialetti per il 3D) affermando “…però gli effetti speciali spaccavano proprio!”.
Consiglio vivamente la visione, senza alcuna pretesa però.

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