Sono reduce da una mega maratona delle ultime 5 puntate di Sword Art Online. Come spesso succede alla fine di una serie mi sento un po’ vuota, ma giusto un po’. Ultimamente non ho seguito molti anime. L’ultimo che mi è capitato di vedere dall’inizio alla fine è stato Guilty Crown, che mi ha fatto molto pigramente emozionare a puntate alterne. “Puella Magi Madoka Magica” l’ho abbandonato dopo due o tre puntate tra un sbadiglio e l’altro e “Say I Love You”, dopo un inizio a dir poco sconvolgente, è riuscito a farmi agonizzare solo per cinque episodi (perchè si tratta di agonia quando dalla bocca della protagonista femminile escono solo versi e frasi sconnesse). Anche l’apparentemente innovativo “Tonari ni kaibutsu kun” non sono riuscita a farmelo piacere fino in fondo, forse per la sua ripetitività straziante. Ed è proprio in questo panorama desolante che mi sono accostata al conosciutissimo SAO, anche definito “l’incarnazione del MAINSTREAM”. In realtà mi sono sempre tenuta lontana dalle mode del momento ( e questo per un motivo strettamente legato al mio gusto personale) sin da quando, quasi quattro (o erano cinque?) anni fa, portai al Romics il cosplay di Nono di Diebuster, anime stupendo e commovente che, sebbene sia passato più volte su MTV, rimane tutt’ora piuttosto sconosciuto. Non posso ritenermi un’esperta nel campo degli anime, ma di sicuro le mie scelte non sono mai state guidate dalle tendenze, almeno fino ad ora. SAO è stata la fortunata eccezione che mi ha consentito di godermi ben venticinque puntate di pura emozione nonostante tutti i voraginosi problemi che si vengono inevitabilmente a creare alla base di un titolo mainstream come questo. A partire dal protagonista e dalla sua background story strappalacrime, passando per l’ormai immancabile fan service si può dire che in SAO c’è davvero di tutto. Ma SAO è soprattutto un anime pieno di sentimenti, dalla bellissima colonna sonora e capace di tenerti incollato allo schermo del pc davvero fino alla fine. Ecco il punto. Probabilmente non sarà il più originale, il più imprevedibile o il più “impegnato”, ma è di sicuro uno dei più avvincenti che io abbia mai visto. Se siete riusciti a superare la noia barbosa dei primi 15-20 minuti della prima puntata probabilmente siete andati fino in fondo.
Mi pare proprio il post giusto per ufficializzare l’inizio del lavoro del mio cosplay di Asuna. Sono rimasta subito rapita dal suo particolare carattere fragile e deciso e dal suo design irresistibile. Non vedo l’ora di calarmi nei panni di questa cazzutissima (più nella prima serie che nella seconda) spadaccina!

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